Ciao a tutti,
L'ultima giornata di mare e relax a Tulum e' filata via liscia e serena, seppur con un po' di malinconia per i vari addii a persone simpatiche ed allo splendido mare dei caraibi. Pero' l'adrenalina per il viaggio in solitaria che si profilava all'orizzonte ha reso il tutto piuttosto allegro e disteso e, come da tradizione, eccomi pronto a partire all'alba per il Belize, dato che, in questi paesi sgangherati, e' sempre meglio tenersi un ampio margine di tempo per contrattempi vari. Ho salutato le mie amiche sotto l'ultima, splendida stellata tropicale per poi imbarcarmi sull'autobus alla volta di Chetumal, cittadina alla frontiera tra Belize e Messico. Ammetto che durante il viaggio gli occhi non sono rimasti proprio sempre aperti ed e' stato un peccato, perche' la strada attraversava alcune tra le piu' belle riserve forestali dello Yucatan e tra un pisolo e l'altro ho scorto una giungla veramente fitta, gustoso preludio a quel che mi aspettava.
Quello che mi incuriosiva del Belize era, soprattutto, la particolarita' della sua storia: difeso dalle sue isole e dalle sue splenide barriere coralline dagli scempi perpetrati dagli spagnoli, il territorio e' poi diventato una colonia inglese, per divenire indipendente, come membro del commonwealth, negli anni '70. Le stesse barriere che lo difesero dai galeoni iberici ne hanno determinato la capitolazione dinnanzi al piu' becero turismo di massa ed oggi, nonostante sia uno dei paesi piu' poveri della gia' non proprio floridissima area, qualunque servizio turistico costa molto piu' di quel che vale ed i dollari beliziani, con la facciona della regina elisabetta disegnata, vanno via che e' un piacere. Ovviamente, ho soggiornato il minimo indispensabile, ossia una notte...
Gia' dall'autobus sgangherato e gestito da uomini di colore si capiva quanto il salto sarebbe stato netto: superata fortunosamente la frontiera (ove mi sono autoridotto la tassa d'uscita, convinto fosse una tangente e irritando il doganiere, che mi ha dato la ricevuta ufficiale lamentandosi della tirchiaggine degli italiani...), la strada e' subito diventata una specie di pista polverosa, cui si alternavano foreste selvagge e modeste villine di legno (la copia sfigata di quelle della Louisiana). Nel primo pomeriggio, eccomi finalmente giungere a Belize City, la citta' piu' importante.
Durante il viaggio ho conosciuto un ragazzo italiano molto simpatico, anche lui diretto verso il Guatemala, cosi' abbiamo cominciato a viaggiare insieme. Preso l'alloggio un attimo prima che il solito uragano tropicale si scatenasse, ci siamo concessi uno spuntino con birretta in un simpatico locale su palafitte: la citta' sorge alla foce di un fiume e possiamo definirla una versione molto povera di Venezia, con casupole di legno colorate e strade sterrate tra i numerosi canali. Nonostante fosse molto carina, non valeva la pena starci molto: il centro era veramente uno sputo e tutte le persone incontrate, alcuni pescatori che sembravano usciti da un libro di Heningway e vari, simpatici ristoratori, ci hanno caldamente sconsigliato di girare la sera. Il mix di poverta´ estrema e di americani che atterrano freschi freschi dagli Usa per recarsi alle isole con dollaroni e macchine fotografiche strafiche rende la citta' piuttosto pericolosa per i turisti. Dopo una simpatica chiacchierata con l'inserviente dell'ostello, una nigeriana giunta li' al seguito del marito che, diplomatosi in Inghilterra, non ha trovato meta migliore nel Commonwealth (superfluo aggiungere che lei odiava il Belize..), ci siamo congedati da questo buffo paese, per recarci verso il Guatemala.
Dopo aver provato invano a sedurre la simpatica hondurena che vendeva i biglietti per ottenere uno sconto (ho ottenuto solo un po' di frutta fresca, meglio di niente..), ho seguito Pedro (il mio amico italo portoghese) alla volta di Remate, graziossissimo paesello di pescatori sul lago vicino a Tikal, uno dei templi maya piu' grande e meglio conservato, nel cuore della festa. Sebbene alla dogana, nonostante vari tentativi, non siamo riusciti a fuggire alla tangente d'ingresso (comunque meno di due euro, poco male), il paese si e' subito dimostrato vitale e ospitale: abbiamo aspettato il minibus alla stazione di Flores per andare a Remate, chiacchierando coi vari conducenti, tutti socievoli e disponibili; poi, finalmente, dopo un lungo girovagare per mercati a raccattare passeggeri (alla fine eravamo in ventidue su tre file, si sarebbe potuto fare una partita ufficiale di calcio...), giungiamo al nostro piccolo paradiso lacustre. Abbiamo visitato Tikal, di cui mi ero perdutamente innamorato quindici anni fa e da cui sono stato nuovamente sedotto, e poi ci siamo goduti i bagni nelle calde acque del lago, in cui famelici pesciolini hanno abbondantemente pasteggiato con la pelle secca della mia schiena. Alla fine, siamo rimasti quattro giorni, trincando squisita Gallo cerveza e rimpinzandoci come maiali, specie a colazione (uova, formaggio, fagioli, cipolle, tortillas.. una meraviglia!). Purtroppo le scellerate scelte di chi vende fuoriclassi per comprarsi avvocati e prostitute mi hanno costretto ad assistere ad una tragedia di proporzioni bibliche, ma fortunatamente, dopo aver impietosito tutto il bar con le mi smorfie ed essermi scolato un litro e mezzo di birra, sono stato rinfrancato (ed ho smaltito la sbornia..) grazie alle calde acque del lago ed alle chiacchiere coi socievoli gestori della nostra piccola cabanha.
Oggi ci siamo goduti l'ultima giornata di relax e poco fa Pedro e' ripartito alla volta di Citta' del Guatemala, una delle varie tappe del suo bellissimo viaggio fino al Cile (invidia...). Io, piu' prosaicamente, rientrero' in Messico, domattina, via fiume, per gustarmi un po' di Chiapas e cominciare la lenta risalita verso nord, fino a Citta' del Messico. Ovviamente il bus e' alle cinque, dunque mi faro' l'ultimo bagnetto, mi godro' per l'ultima volta il tramonta dall'amaca e poi andro' a dormire. Vi riaggiornero' dal Chiapas!
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Attendiamo trepidanti!
RispondiEliminaNon mi ero accorto che ti fossi così perdutamente innamorato di Tikal, ma ne avevi tutte le ragioni, é uno dei luoghi più belli del mondo...C'erano ancora in giro i pisotes? Si mangiava ancora il tapezquintle con la birra gallo? C'era ancora una barchetta a Flores di nome "el Caracol?". ....che invidia! Avete pernottato nel parco, magari alle cabanas del Jaguar inn, per godervi un tramonto solitario tra scimmie a pappagalli?
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