domenica 9 agosto 2009

Washington, e partenza per il grande sud

Rieccomi a voi! Il viaggio da Baltimora a Washington e' filato via liscio liscio e un affollato bus urbano mi ha condotto nell'ostello della capitale. Diciamo che, se gia' a New York il mio alloggio non era propriamente di prima qualita' (e la prima notte sono anche stato svegliato da un negrone francese che mi accusava, erroneamente, di dormire nel suo letto..), appena giunto in una minuscola villetta dei sobborghi, che nulla lasciava presagire fosse un ostello, tranne il fatto che l'indirizzo fosse quello, ho veramente temuto il peggio. Tuttavia, superato l'ubriacone che, in pieno giorno, stava pisciando davanti alla scala d'ingresso, sono stato accolto da un'imensa big mama, gioviale e gentile, e l'alloggio si e' rivelato piacevole e confortevole, in questo villino pieno di poster di Obama.

Washington, in realta', non e' niente di che: costruita ex novo per essere la capitale una volta conquistata l'indipendenza, la citta' e' una vasta distesa di villini monofamiliari, abitati, perlopiu', da afroamericani non proprio benestanti. Avvicinandosi al centro, la qualita' e la dimensione delle case aumenta, il colore delle persone progressivamente si sbianchisce, per poi sfociare nell'immensa distesa dei palazzi governativi: il campidoglio, dove si riunisce il congresso, un enorme prato che porta fino all'obelisco, posto a meta' strada tra il memoriale di Lincoln e la Casa Bianca. Tutto molto bello, ma tutto li!

Il rendez vous con le mie compagne di viaggio ha, stranamente, funzionato e ora sono in loro compagnia. Insieme abbiamo girato tutte queste amenita' capitoline, cercando disperatamente di incontrare Obama (ovviamente, invano..) e rilassandoci, la sera, nel quartiere inn della citta', ricco di locali e ristoranti di varie nazionalita'. Sebbene anche qui il multiculturalismo sia un tratto immancabile e importante, non c'e' l'incredibile varieta' di New York, in cui in ogni vagone della metro trovavi un piccolo mondo in scala (vista la considerazione che hanno gli americani dei mezzi pubblici, piu' terzo che primo mondo, come da noi, del resto..) e, soprattutto, i ristoratori etnici sono mediamente piu' esigenti, cosi' come i miei amati e ipersfruttati chioschi di strada: lo stesso, delizioso hot dog che New York costava un dollaro (e il cui aroma, etereo, irradiava la citta'..) qui ne costa ben tre!

Tuttavia, la citta' e' graziosa, tranquilla e ricca di verda. Come Baltimora, un bel relax dopo i primi, frenetici giorni! Per concludere, oggi abbiamo visitato il cimitero della citta', un'impressionante distesa verde in cui riposano, oltre a Kennedy e consorte, anche i numerosissimi caduti delle ultime guerre yankee: se le aree di Corea e Vietnam fanno impressione per la quantita' e l'eta' dei caduti, l'area dedicata all'Iraq, con tutte quelle bare di ragazzi nati nell'82, '83, addirittura '87, ci ha veramente colpito. Peraltro si sono tenuti ampi spazi disponibili per ingrandire l'area, cosa, diciamo, non proprio di buon auspicio.. Speriamo che l'abbronzato se la cavi un po' meglio di chi l'ha preceduto!

Domattina prendiamo la macchina e partiamo alla volta degli Appalachi, dove ci aspettano natura e paesaggi meravigliosi (si spera). Meta finale del viaggio: New Orleans! Seguiranno aggiornamenti, saluti a tutti.

Nessun commento:

Posta un commento