Ciao a tutti,
Vi scrivo da un internet cafe´prima di rituffarmi nelle calde acque caraibiche e godermi l´ultimo giorno di relax a Tulum, nello Yucatan! Avendovi lasciato nel ciclone a New Orleans, un piccolo riassunto e' d'obbligo..
A New Orleans abbiamo passato due bellissimi giorni: il centro francese della citta', fatto di colorate casette coloniali, e' veramente delizioso e l'atmosfera molto suggestiva. Graziosi caffe´ ricchi di dolcetti succulenti si alternano a mercatini con frutti di mare piccanti, mentre nell'aria si diffondono la musica dei sassofonisti che suonano dal vivo e l'aroma delle spezie piccanti che caratterizzano la cucina locale. Per un'anima poco avvezza alla musica come la mia, questo secondo aspetto e' stato sicuramente piu' importante: se, in generale, l'odore di spezia nell'aria e' ben piu' suggestivo del pur succulento aroma di fritto che si respira nelle principali citta' americane, la ricomparsa di alimenti come riso e fagioli nella nostra monotona dieta di hamburger e affini e' stata un gran sollievo e nel mercato della citta' ho potuto anche gustare una salsiccia di alligatore (in realta' il sapore della carne, morbida e rosa chiara, era poco valorizzato dal quantitativo di spezie con cui era condita..) ed il jumbo, uno spezzatino di riso e frutti di mare reso particolare dall'okra, ortaggio africano di cui ignoravo l'esistenza fino alla scorsa estate e portato in Louisiana dalle orde di schiavi negri giunte ai tempi d'oro della coltivazione del cotone.
Avevo gia' notato come le citta' americane tendano ad essere "a tema": a Nashville dominava ovunque il country, a Memphis in ogni locale si aggirava il fantasma di Elvis. Se anche a New Orleans e' difficile non sentire Jazz per piu' di un isolato, il tutto e' meno opprimente e artificioso di quanto non lo fosse stato nelle altre citta' e tra i sassofonisti di strada di giorno e le band nei locali la sera, ascoltare la musica e' sempre un piacere. La via dei locali di questa citta', la sera, e' un ininterrotto susseguirsi di concerti di musica dal vivo, con una netta predominanza di jazz e blues, e storme di gente che si aggirano ebbre da un posto all'altro.. considerato quanto gli amministratori nostrani rompano le palle tutte le estate per "la movida" alle colonne, non oso immaginare cosa farebbero semmai si organizzassero serate del genere! Da segnalare vari e goffi abbordaggi alle nostre ragazze di ubriaconi d'ogni razza ed eta, prontamente sventati dalla mia usuale strategia difensiva (lasciare la matassa a loro e ridere..).
Dopo un paio di serate a base di musica e birra, abbiamo dovuto abbandonare questo piccolo gioiellino piu' caraibico che americano e siamo partiti alla volta di Houston, Texas, ove ci aspettava l'aereo per Cancun. Paradossalmente riprendere la macchina per un giorno ci costava come affidarci ai mezzi pubblici (ci sara' un perche' se non gli usa nessuno, qui..), cosi', allaguida di un altro possente mezzo americano, abbiamo lasciato la terra dei balli e della buona cucina per recarci nel piu' austero Texas lungo la hiigway10, una lunga e larga striscia d'asfalto che taglia il sud dalla Florida alla California. Attraverso spettacolari viadotti abbiamo superato la zona delle paludi e varcato per l'ultima volta il Mississippi, prima di portarci nel piu' arido Texas, che ci ha comunque accolto con un diluvio tropicale. Abbiamo provato a girare un po' il maestoso e congestionato downtown di Houston, ma, dopo essere stati subito richiamati all'ordine da una pattuglia di polizia per una manovra che io nemmeno avrei considerato un'infrazione (non ho svoltato, su una strada totalmente deserta, pur essendo sulla corsia di svolta a destra..), ci siamo rapidamente portati all'aeroporto, intimiditi dall'impressionante militarizzazione della citta' e fiduciosi che in Messico l'atmosfera sarebbe stata diversa.
Cosi', dopo un'inevitabile notte a Cancun (l'aereo atterrava molto tardi) ed un breve viaggio in pullman, eccocci nelle splendide cabanas di Tulum: quattro muri e due letti, ma in mezzo alle palme e alla sabbia bianca di una delle spiagge piu' belle al mondo.. Li' siamo stati raggiunti da Andrea e da due sue amiche e per cinque giorni ci siamo goduti assieme questo paradiso tropicale, alternando coktail e birrette sulla spiaggia a bagni nell'acqua tiepida e celeste dei caraibi. Federica e Francesca sono andate a vedere Uxmal e Chichen Itza, mentre io, fino ad oggi, non ho perso un minuto di spiaggia (ovviamente sono totalmente ustionato..). Dico solo che per cinque giorni non ho mai avuto bisogno di indossare ciabatte o magliette, solo un costume e un asciugamano per spostarmi da un angolo all'altro del paradiso..
Purtroppo, questa breve e indimenticabile parentesi e' ormai agli sgoccioli: domani Federica e Francesca, le mie fedeli compagni da Washington, rientrano in Italia, via New York, mentre le due amiche di Andrea sono ripartite per girarsi lo Yucatan. Andrea e´ in viaggio per Citta' del Messico ed io lo raggiungero' presto, ma dopo varie tappe che ho in mente e sono sicuro apprezzerete! Vi raccontero' prossimamente, ora vado a farmi l'ultimo bagno.
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