mercoledì 5 agosto 2009

Le prime tappe: New York e Baltimora

Ciao a tutti. Anche quest'estate, la vana speranza di avere cose interessanti e divertenti da raccontare, mi spinge a scrivere questo blog, consacrato, nel titolo, a una delle cose per me piu' importanti: il cibo. Due mesi tra Stati Uniti e Messico, bene che vada, tornero' rotolando...


Comunque, che raccontare di questi primi giorni: in primis, mi sono rilassato e divertito un sacco tra Napoli e Roma, ho salutato cari amici che vedo di rado e conosciuto posti splendidi in cui non ero mai stato, come Sorrento o la reggia di Caserta. Cosa ben piu' importante, mi sono rimpinzato di pizze e zuppa di cozze, prevedendo tempi ben piu' miseri all'orizzonte..

Il viaggio e' iniziato nel migliore dei modi: l'aereo era strapieno, cosi', mio malgrado, sono stato trasferito d'ufficio in business class, in una colonia di grezzi italiani accomunati dal mio stesso, fortunato destinato. Cosi', tra Kir Royal (un aperitivo francese a base di champagne che in nove mesi d'erasmus non m'ero mai azzardato ad ordinare, visto il prezzo..), stufato d'agnello e Bordeaux le otto ore di volo tra Londra e New york son volate via in un attimo e su quelle poltrone divine mi sono rifatto della nottataccia accucciato in terra all'aeroporto di Roma Fiumicino (il mio volo partiva alle sette, non c'era altro modo di prenderlo..). E sotto un caldo acquazzone estivo, eccomi a New York.


La dogana statunitense mi faceva un po' di paura, anche perche', stipati nello zaino, stavo contrabbandando illegalmente parmigiano e cantucci. Fortunatamente il funzionario doganale, un certo Casella, e' rimasto entusiasta della mia italianita', ha subito vantato le sue origini napoletane e mi ha chiesto di tradurgli i due inquietanti tatuaggi che aveva sui mastodontici avambracci (le parole "orgoglio" e "rispetto" scritte in italiano in caratteri gotici..), prima di apporre un timbro sul mio passaporto senza fare troppe domande. Cosi', col mio zaino carico di gustose cibarie, ho raggiunto l'angusto ma piacevole ostello di Harlem, da cui ho cominciato la mia esplorazione. Manhattan fa veramente girare la testa ed ho subito scoperto che e' piu' grande di quanto la cantina lasci intendere.. fortunatamente, una fitta ed efficiente rete di mezzi pubblici ha prontamente messo fine alle mie velleita' da pedone e nella settimana di permanenza newyorkese sono riuscito a vedere quasi tutto quello che volevo: i grattacieli di Manhattan, i vicoli di Chinatown e Little Italy, le fabbriche abbandonate del Queens, i panorami della citta' da Brooklin e un bel tramonto giocando con gli scoiattoli a Central Park.

Oltre alla cortesia del doganiere italoamericano, ho avuto varie altre occasioni di riscontrare i vantaggi del multiculturalismo: ad esempio, concedendomi una squisita cenetta a base di zuppa di tagliolini e carne in un economico ristorante vietnamita, rifornendomi regolarmente nei migliori supermercati cinesi, dove tutto costa meno di un dollaro, o acquistando, per il mio viaggio a Baltimora, un biglietto su una lussuosa linea di bus coreana. Insomma, il fatto che ci sia sempre un'etnia piu' sfigata della tua e' l'unica garanzia, in una societa' a capitalismo avanzato, di avere beni e servizi a costi accessibili (chiaramente, se non ci si formalizza troppo sulla qualita'..) e a New York sono veramente rappresentanti tutti i peggiori disgraziati del mondo, al punto che, ormai, Little Italy, o almeno la piccola parte che resiste all'espansione di Chiantown, sta diventando un posto di lusso.

Per congedarmi degnamente da questa splendida citta', l'ultimo giorno mi sono concesso il costoso tour in barca per la statua della liberta'. Oltre al celebre monumento, ho potuto visitare Ellis Island, il punto d'approdo, tra fine ottocento e inizio novecento, delle immense masse di miserabili che sbarcavano per portare avanti l'America svolgendo i lavori piu' schifosi e malpagati. Oggi il punto d'approdo e' divenuto un museo molto interessante che, oltre a mostrare un sacco di documenti d'epoca, tra cui gli immancabili articoli di lungimiranti benpensanti secondo i quali tutti questi migranti avrebbero portato malattie, violenza, delinquenza, usi e costumi destinati a distruggere i solidi valori della vera societa' americana (ossia quei quattro avanzi di galera che avevano sterminato indiani e bisonti e importato negri in saldo per coltivare cotone..), disponeva anche di una banca dati per cercare informazioni su parenti approdati nel nuovo continente. Purtroppo non ho notizie di antenati in eta' tanto remota, dunque, per andare sul sicuro, ho digitato Bortolo Colosio, nome sicuramente molto diffuso all'epoca nella terra natale della mia famiglia. Ho cosi' scoperto che un certo Bortolo Colosio sbarco' nel 1913, chissa' che fine avra' mai fatto.. Comunque, paragonare l'Ellis Island dell'epoca all'odierna Lampedusa mostra tutta la differenza tra una societa' giovane ed in tumultuosa crescita, dunque desiderosa di forze fresche da sfruttare, ed una ormai vecchia e decadente, che si chiude in se' stessa nel suo inesorabile declino..

Con questi edificanti pensieri, mi sono imbarcato alla volta di Baltimora, una volta fiorente citta' portuale e industriale, che oggi cerca di rivalutarsi come localita' turistica e di servizi. Mi ha fatto un certo effetto il contrastro stridente tra il vecchio porto tirato a nuovo per i turisti (e colonizzato da locali dai prezzi impraticabili) ed i casermoni industriali abbandonati, tra cui spuntano grasse taverne piu' popolari. Mi sono pappato un bell'hamburger di granchio (anche col pesce, non si smentiscono mai, gli yankee..), per poi, in serata, provarmi a rifarmi un po' il palatao col primo pasto "sano" da quando sono qui: sushi e una vagonata di deliziosi mirtilli, il tutto acquistato in un supermercato ricco di prelibatezze ittiche della zona (anche se i 4 dollari spesi per il sushi mi fanno pensare che non fosse proprio pesce fresco della baia..). Stamane, per concludere degnamente la visita della citta', ho cercato la casa di Edgar Allan Poe, in una periferia veramente malfrequentata.. In realta' non so nulla di Poe e forsa non ha avuto molto senso l'inquietante scarpinata, ma mi sembrava cortese passare dalla sua casa e visitare una vera zona malfamata. Quando ho visto che, oltretutto, bisognava pure pagare per entrare, me la sono svignata alla svelta!

Ora sono in attesa del treno per Washington, dove la mia avventura solitaria finira' e mi congiungero' con le compagne di viaggio verso il grande sud. Fortunatamente qui, a differenza che da noi, esistono ancora i regionali! A presto

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