Ciao a tutti,
In questi giorni di viaggio non ho mai avuto il tempo di aggiornare questo blog, comunque, ormai il viaggione e' finito ed eccomi qua, a New Orleans. Provero' a riassumere un po' una settimana abbondante di avvventure sulle strade degli States.
Dopo esserci calorosamente congedati dalla nostra affetuosa big mama di Washington, abbiamo preso possesso della nostra poderosa Nissan all'autonoleggio. Dato che l'autista supplementare era gratuito per le coppiette, io e Federica ci siamo presentati mano nella mano, atteggiandoci a sposini e persuadendo il voluminoso impiegato dell'Avis sulla sincerita' dei nostri sentimenti.. cosa non si fa per risparmiare un po' di quattrini! Abbiamo attraversato per l'ultima volta il vialone di Washington, con tutte le sue attrattive e poi ci siamo incamminati per strade secondarie verso sud ovest. Dopo aver superato svariati fast food e un imponente mega store d'armi (reclamizzato da un gigantesco orso impagliato..) eccoci giungere all'ingresso della Blue Ridge Parkway, una strada panoramica che percorre per quasi cinquecento miglia le creste degli appalachi, attraverso Virginia e North Carolina. Dopo aver fatto il pieno di informazioni da una gradevole e simpatica vecchina all'ingresso, il pieno di carburante ed il pieno di cibo da una tizia che non sapeva cosa fosse l'Italia ("Italy? What's that??", ha risposto perplesso dopo che le abbiamo dichiarato la nostra nazionalita'..), ci siamo avventurati attraverso questa strada, pronti a sopravvivere per tre giorni tra le dolci vette degli Appalachi.
Se gia' le aspettative erano alte, l'orsacchiotto nero incontrato appena superato l'ingresso ci ha fatto davvero sognare giorni e giorni tra bestie e natura. In realta', incontrare l' orso e' stata un grandissimo colpo di fortuna (per cui tutti gli altri turisti ci hanno parecchio invidiato..), pero' di animali era veramente pieno, soprattutto succulenti cerbiatti, e la natura era veramente spettacolare, con paesaggi incontaminati a perdita d'occhio. Abbiamo passato tre giorni, su quella strada, dormendo in lussuosi alloggi nel parco e contando le stelle, la sera, in mezzo al nulla. Da segnalare uno sfortunato tentativo di cuocerci dei Mash Mellow (delle specie di caramelle appicicose che gli americani arrostiscono sul fuoco..), invariabilmente brucicacchiati e appicicosi, oltreche' non propriamente gustosi, e l'innamoramento delle ragazze per un fascinoso cinquantenne a zonzo su una harley davidson. Dopo un kitchissimo villaggio indiano, pieno di ciarpame d'ogni tipo, e un po' di dollari bruciati al casino, abbiamo abbandonato le nostre amate montagne per incamminarci alla volta delle grandi citta' musicali del Tennesse, Memphis e Nashville.
Appena giunti all'ostello di Nashville, abbiamo subito notato la differenza nella clientela: dopo giorni in cui gli altri turisti erano prevalentemente benestanti americani, bianchi e avanti con gli anni, l'ostello di Nashville era pieno di giovani europei alla ricerca di musica e divertimento. Abbiamo trascorso una serata girando per i numerosi locali della citta', che offrivano birra e musica dal vivo: sebbene Nashville sia considerata la capitale del country, in questi posti si trovava un po' di tutto ed il clima era molto festoso (e anche parecchio trash!). Dopo essere stato anch'io vittima della seduzione di una barista (che voleva solo propinarmi costose Budweiser..), abbiamo abbandonato anche questa citta', per recarci a Memphis, la citta' di Elvis. A me, chiaramente, non importava un fico secco, cosi' mentre le ragazze si godevano la casa del re del Rock (una cosa superpacchiana, ovviamente..), io mi son fatto quattro passi per la cittadina che, come molti posti negli Usa, ad un centro ricco di pittoreschi quartieri al neon alterna enormi distese di zone desolate, abitati perlpoiu' da gente di colore. Ci siamo ritrovati in centro, abbiamo fatto un nuovo carico di provviste (sebbene gustosa, la cucina americana, come potete immaginare, alla lunga stomaca) e ci siamo gustati il primo tramonto su quello che sarebbe poi stato il nostro immancabile compagno di viaggio: il Mississippi.
Lasciata Memphis, abbiamo abbandonato la higway della musica per la numero 61, la higway del blues, puntando decisamente verso sud. Ormai a notte fonda, siamo giunti a Clarksale, Mississippi, dove, purtroppo, la vecchia piantagione riattrezzata a bred and breakfast in cui volevamo dormire era gia' chiusa. Cosi' abbiamo pernottato nel motel piu' brutto e malfrequentato della zona, che, per la mia gioia, costava veramente una miseria! L'indomano abbiamo visitato la splendida piantagione, ricca di oggetti e insegna d'epoca e, su consiglio di alcuni autoctoni molto disponibili, ci siamo avviato attraverso strade secondarie verso Natchez, graziosa cittadina arroccata sul Mississippi. Li' abbiamo pernottato in una splendida residenza d'epoca e ci siamo abboffatti, il mattino seguente, con abbondanti e succulenti piatti della cucina del sud. Poi, dopo aver visitato Natchez, altra graziosa cittadina tutta di splendidi villini coloniali, ci siamo incamminati verso la Louisiana e le sue paludi.
Abbiamo finalmente guadato il Mississippi, su un simpatico ferry sotto il caldo umido e cocente della regione, e ci siamo incamminati verso Beaux Bridge, nel cuore della Cajun county. Viaggiando tra campi di cotone, canna da zucchero e paludi, raggiungiamo il campeggio della cittadina, dove pernottiamo in un grazioso bungalow di legno, nell'attesa dell'escursione alle paludi, l'indomani. La cena si trasforma in uno splendido banchetto, perche' la deliziosa gente della Louisiana si sente in dovere, appresa la lontananza della nostra provenienza, di offrirci leccornie del posto: eccoci, dunque, con salsiccie di maiale e cipolle, granchi e gamberetti, un vero banchetto. La mattina seguente, bissiamo il banchetto a colazione ed eccoci in mezzo alle paludi: con un barchino pilotato da un mastodontico americano, viaggiamo tra fior di loto, alberi e coccodrilli, alcuni veramente mastodontici, un paesaggio veramente splendido! Poi, l'ultimo tratto di strada tra piantagioni ed acquitrini ed eccoci a New Orleans.
Purtroppo, assieme a noi e' giunto a New Orleans un piccolo ciclone, che, sebbene piu' quieto di Katrina, sta funestando il nostro tour con una pioggia ininterrotta. La citta' e' comunque splendida ed il nostro albergo proprio nel cuore del quartiere francese! Sono sicuro che ce la spasseremo qui....
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