lunedì 14 settembre 2009

Ultime tappe: lo stato di Oaxaca e Citta' del Messico

Ciao a tutti!

Vi scrivo quando ormai da qualche tempo ho raggiunto la capitale, Citta' del Messico, ma i primi giorni, qui, sono stati talmente pieni che non ho mai trovato il tempo per raccontare delle ultime tappe del viaggio: Puerto Angel e Oaxaca, entrambe nello stato di Oaxaca, nella parte sud occidentale del Messico.

Dopo il freddo e la pioggia di San Cristobal, ho pensato che una giornatina di mare non mi avrebbe fatto male e, considerando che tutti mi hanno parlato molto bene della costa pacifica dello stato di Oaxaca, in cui non ero mai stato, una piccola deviazione ci stava tutta. Cosi', per la prima (e ultima) volta, mi sono imbarcato su un lussuoso autobus di prima classe (nonostante le mie disperate ricercate, non ho trovato nulla di meno costoso..) alla volta di Puerto Angel. Il viaggio in prima classe e' stato un vero paradiso: le poltrone erano piu' comode di quelle di casa, mi sono visto due superfilmoni nelle undici lunghe ore di viaggio e, a differenza degli altri pullman presi nel corso del viaggio, questo disponeva di sospensioni e di un autista conscio di guidare un pullman, visto che, in genere, quelli dei bus piu' sgrausi sono piloti di formula uno mancati e come tali conducono i loro malandati mezzi.

Dopo una notte veramente rilassante, all'alba sono a Pochutla dove, condividendo il sedile anteriore con uno sconosciuto su uno dei soliti, strapieni taxi collettivi (Puerto Angel e' talmente minuscola da non avere nemmeno una stazione degli autobus..), raggiungo questa deliziosa cittadina di pescatori che si affaccia su una piccola baia del pacifico. Pensavo di svaccarmi in spiaggia e non muovere un dito, invece mi faccio subito tirare in mezzo a fare un'escursione in motoscafo lungo la costa a caccia (metaforica..) di tartarughe e delfini. Purtroppo, dei cetacei nessuna traccia, mentre siamo riusciti a molestare una coppia di grosse tartarughe, gioiosamente intente nel sacro atto della riproduzione e costrette alla fuga dal rombo del motoscafo e dalla luce dei flash. Che guastafeste, noi turisti.. Dopo aver turbato l'intimati dei due rettili, abbiamo girato lungo la splendida costa del pacifico, che alterna fitte foreste e ripide scogliere a piccole baie ricche di palmeti e spiaggie di sabbia dorata, veramente belle e piuttosto selvagge. Alla fine, un po' snorkelling su dei fondali non particolarmente suggestivi, ma incredibilmente ricchi di pesce. Un'abbondante cena a base di quest'ultimo, e l'indomani sono pronto a ripartire alla volta di Oaxaca, capitale dell'omonimo stato.

Inizialmente avevo pensato di ronfarmela un'altro giorno in spiaggia e viaggiare di notte, ma visto che, nottetempo, viaggiavano solo costosissimi bus di prima classe e l'accoppiata bus di seconda piu' ostello era notevolmente piu' economica, di primo mattino sono saltato sul primo taxi di passaggio per cercare un bel bus sgarruppato e godermi la statale che collega Puerto Angel a Oaxaca, tra le piu' impervie e panoramiche del paese (e infatti i viziati bus di prima classe non osavano percorrerla, ma facevano un giro piu' lungo). Il mio desiderio, dopo il lusso del viaggio precedente, di un bel pullman da vero terzo mondo é stato prontamente esaudito ed il possente veicolo che, in sole otto ore, ha percorso i circa duecentocinquanta chilometri di viaggio, disponeva di ogni comfort da bus di seconda classe: autista in canotta che si fermava ad ogni angolo per chiacchierare coi passanti e ogni due per tre accostava in mezzo ai boschi per allegerire la vescica (io al suo posto un controllino l'avrei fatto, si sarà fermato venti volte..), galline e ortaggi a zonzo nell'abitacolo e mille fermate per raccattare e scaricare gente in mezzo al nulla, il tutto shackerato da ammortizzatori di prima qualità. Purtroppo la strada era prevalentemente in salita e la scarsa possenza del mezzo limitava enormemente le possibilità di guida del nostro Schumacher dalla prostata ingrossata; così, per dimostrare che comunque lui, in formula uno, non sarebbe stato secondo a nessuno, ha improvvisato un apparentemente inspiegabile cambio gomme in cima a una montagna. I tempi del lavoro, chiaramente, non sono stati da formula uno, ma le gomme erano, invece, proprio come quelle delle vetture da corsa: liscie come una tavola, sia quelle vecchie, sia quelle "nuove"! Comunque, dopo tanti momenti spassosi, una lunga salita tra splendidi boschi e poi per il brullo altopiano, arriviamo a Oaxaca, una deliziosa cittadina coloniale a circa millecinquecento metri di quota.

Come a San Cristobal, anche a Oaxaca ero stato dieci anni fa e ne conservavo un'ottimo ricordo, ampiamente confermato. Purtroppo ricordavo anche una piovosità pari, se non superiore, a San Cristobal e qui il ricordo è stato addirittura surclassato dal presente. Comunque, mi sono trovato un ostello molto carino ed economico, un ristorantino di fiducia in cui con poco meno di due euro mi sbafavo regolarmente una zuppa, un piatto principale accompagnato da riso, tortillas e fagioli ed uno squisito dessert a base di gelatina e la sera, in centro, c'era sempre musica dal vivo ed ottimi bar in cui gustare i deliziosi caffè e le cioccolate con cannella del posto. Nel mio piano originario era previsto un pernottamento in un villaggio in montagna nei pressi di una cascata, ma, visto il maltempo imperante, ho preferito rinunciare ad una serata sotto la pioggia nel nulla e visitare le attrattive della regione in giornata dalla città, passando poi lì le mie serate, in un ambiente sicuramente piu' vitale e allegro.

Il primo giorno sono andato a vedere le rovine di Monte Alban, un'antica città zapoteca (la principale delle civiltà precolombiane della regione) arroccata su di una splendida collina. Il sito non era immenso, ma la posizione, che dominava le ariose vallate dell'altopiano, veramente spettacolare; e visto che, per una volta, non pioveva, mi sono anche concesso un bel sonnellino nel punto più panoramico, cullato dal vento nel silenzio più assoluto. Il secondo giorno ho ceduto per la seconda volta alla comodità del giro organizzato (la prima volta era stata per il Canyon del Sumidero, uno spettacolare canyon scavato nel fiume visitato prima di partire per Puerto Angel, che nel post precedente mi ero scordato), così da inserire nella gita alle cascate, che avrei potuto raggiungere coi mezzi pubblici, altre amenità locali tra cui, quella che ha fatto pendere definitivamente la bilancia dalla parte del tour, la fabbrica del Mezcal, squisito superalcolico locale ottenuto, come la Tequila, dalla fermentazione dell'agave. Ho così visto Mitla, un'altra antica città Zapoteca, posteriore e meglio conservata di Monte Alban; le cascate di Hierve el Agua, con le splendide vasche calcificate che precipitavano lungo il dirupo della montagna; una tessitoria (i tappeti degli indigeni di Oaxaca, assieme al Chiapas una delle regione con la più alta percentuale di comunità indigene, sono tra i più rinomati del paese) e la distilleria del Mezcal, dove mi sono scatenato con degustazioni d'ogni tipo. Se, all'inizio, il fatto che gli altri partecipanti al tour fossero solo famiglie o comunque persone di mezza età messicana mi aveva un pò intimorito, in realtà poi sono stato adottato dal resto del gruppo, in particolare da una simpaticissima famiglia di Città del Messico che mi ha anche invitato a pranzo, in un immenso buffet di specialità oaxaquene. L'ultimo giorno mi sono girato Oaxaca, ho assistito all'ultimo concertino serale e, con un po' di tristezza, mi sono congedato dalla città e dalla parte randagia, per imbarcarmi sull'ultimo pullman notturno, alla volta di Città del Messico.

La mia guida (per evitare sprechi inutili è la stessa che avevo usato con la mia famiglia dieci anni fa..) suggeriva, come alternativa al bus, il treno, molto più lento, ma anche estremamente economico e panoramico. Così, felice per la pecunia che stavo per salvare, mi presento a quella che avrebbe dovuto essere la stazione ferroviaria della città. Tuttavia, l'eccessiva quiete del luogo mi ha subito reso sospettoso e una targa commemorativa ha rapidamente fugato ogni dubbio: non mi trovavo, infatti, nella stazione ferroviaria di Oaxaca, bensì nel museo dedicato alla ferrovia del sud est, così lenta e sconveniente da essere chiusa nel 2003 e diventare oggetto museale. Meno male che non ho chiesto dove si potevano comprare i biglietti... Comunque, ho ripiegato su un bus notturno di seconda classe, scomodo, ma ben altra cosa rispetto a quello che mi aveva condotto ad Oaxaca e di primo mattino raggiungo, finalmente, Andrea nella capitale. La città, pur molto piovosa e ancora più fredda di Oaxaca (qui siamo oltre i 2000 metri), è sicuramente molto interessante: certo non la si può definire "bella", ma, essendo una delle più grandi al mondo, attrattive e centri di interessi non mancano. Aggiungiamo a questo la splendida accoglienza delle conoscenze locali di Andrea, che ci riempiono continuamente di cibo e attenzioni, e capirete come questi giorni si prospettano veramente interessanti. Ve ne racconterò nei prossimi post, a presto!

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